Anche quest’anno il javapolis torna a coinvolgere 3.200 persone, con piu di 25 diversi paesi coinvolti.
Ques’t anno però ha cambiato nome: “devoxx”, anche se alla fine dei giochi, rimane sempre lo stesso evento. Pieno di carica, pieno di gente interessante, pieno di nuove tecnologie. Insomma per chi non ci fosse mai stato, e non si è iscritto quest’anno, cominci allora a prepararsi per quello dell’anno prossimo.
Dall’8 al 12 dicembre in Belgio ad Anversa.!
Posted by Simone Federici as Eventi at 10:37 AM CET
Nel Giugno 2006 mi fu lanciata una sfida. Il Dipartimento della Funzione Pubblicapresso laPresidenza del Consiglioallontanamenti dal lavoro che ogni anno le Pubbliche Amministrazioni, presenti su tutto il territorio nazionale, effettuano in favore dei propri dipendenti. La sfida era creare una architettura per questo sistema in grado di evolvere e crescere nel tempo, aggiungendo nuove funzionalità nello stesso dominio e prevedendo la possibilità di includere progetti con domini e problematiche diverse. DFPha infatti diversi progetti che in futuro poterebbero avere la necessità di essere sviluppati o migrati. richiedeva un sistema software in grado di gestire, rilevare e censire gli
Raccolta la sfida, ho cominciato questa esperienza di cui ora mi accingo a raccontare le scelte e le responsabilità da me affrontate.
Conclusioni
Disegnare una architettura in grado di evolvere e crescere nel tempo non è poi cosi semplice. Nel corso di questi due anni di lavoro, scelte che sembravano inizialmente affidabili si sono rilevate meno solide del previsto, mentre altre si sono delineate solo con il passare del tempo.
Credo che i requisiti fondamentali per diventare un buon architetto siano si le competenze tecniche e la capacità di prevedere i possibili cambiamenti ma anche una buona dose di autocritica. È necessario essere sempre con i piedi per terra, aderenti alla realtà e quello che ci succede intorno. Essere aperti e elastici ad ogni opinione, seguire le scelte del team, non spingere le proprie idee contro mulini a vento e cercare di valorizzare il lavoro di tutti, responsabilizzando e delegando quando possibile.
La condivisione delle conoscenze è essenziale in ogni lavoro, ma nel nostro ambito ha un significato molto profondo. Le conoscenze attuali sono frutto del lavoro di colleghi più o meno vicini fisicamente, persone di questi ultimi 50 anni. Fisica, Chimica, Elettronica, Matematica, Filosofia e Linguistica sono e restano parte integrante del nostro lavoro, ed esse trovano espressione nelle ricerche di milioni di persone che stanno collaborando in modo più o meno cosciente verso una direzione comune.
Più crescono le mie conoscenze tecnologiche, e più sento un distacco dal reale. Per questo sento continuamente una spinta contraria, che rema verso la condivisione, verso la collaborazione, verso l’umanità.
Nel nostro lavoro è importante non perdere di vista questo: i colleghi, i clienti, gli insegnanti e gli studenti sono “reali” ed è con tali persone che bisogna relazionarsi.
Ecco le slides dell’ultima presentazione fatta allo Spring Meeting 2008 il 14 giugno a Cagliari
Grazie a Massimiliano Dessì per l’invito in sardegna, stupendo posto di pace.
La presentazione ha avuto un enorme successo, si sono cominciati gia a vedere i primi iscritti al gruppo it_terracotta@yahoo.com
Posted by Simone Federici as Seminari at 9:34 AM CEST
Terracott DSO:
A torino, 20 ottobre 2007 per il Javaday ho presentato questo seminario su Terracotta.
Soluzione opensource per il clustering a livello di JVM.
Soddisfa i requisiti di scalabilità e affidabilità.
Clustering trasparente a livello applicativo.
Fa interagire le applicazioni distribuite come se fossero su una unica JVM.
In una JVM i threads interagiscono gli uni con gli altri attraverso il cambiamento degli oggetti residenti nell’HEAP e attraverso le primitive concorrenti. (‘synchronized’ keyword, wait(), notify() e notifyAll()).
Terracotta estende il loro significato per una sincronizzazione distribuita.
Per la Eclipse conference ho tenuto un seminario su come integrare maven con eclipse, l’idea era quella di consigliare Maven come strumento di gestione del ciclo di vita dei progetti opensource.
Nell’ultimo anno mi sono inbattuto in un progetto opensource, Terracotta, molto interessante.
Dopo numerosi studi e applicazioni di esempio, ho deciso di seguire un corso organizzato da loro per approfondire l’argomento.
Ho postato i miei appunti in un articolo tecnico.
L’ho finalmente ritrovata,
nel 1999 per l’esame di sistemi operativi, pubblicai sul sito dell’università il mio primo progetto Java multithread (jdk 1.1.8)